Per condividere giochi di movimento tra genitori e bambini puoi partire da un gesto semplice: lasciare che tuo figlio inventi un saluto, seguirlo e poi offrire una tua idea. In questa proposta per i 3–6 anni, adulto e bambino possono scegliere, cambiare ruolo e decidere quando concludere.
Il gioco si chiama “Il saluto che cambia”. Bastano uno spazio comodo e la voglia di provare insieme; potete restare in piedi oppure seduti. È una traccia da adattare alla vostra curiosità del momento, senza un numero di ripetizioni da raggiungere.


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Prima di cominciare: scegliete spazio e segnale di pausa
Lasciate libere le braccia e uno spazio sufficiente per muovervi senza urtare mobili o oggetti. Scegliete gesti che entrambi possiate fare comodamente, ciascuno con la propria ampiezza. Per iniziare può bastare muovere una mano o aprire e richiudere le braccia.
Accordatevi su una parola semplice, come “pausa”, che ciascuno può usare per fermare il gioco. Dopo una pausa potrete decidere se riprendere, cambiare proposta o concludere. Il segnale serve anche all’adulto: lo scambio funziona se entrambi possono esprimere una scelta.
Puoi presentare il gioco con una domanda: «Ti va di inventare un modo per salutarci?». Se oggi non gli interessa, potete cercare un’altra attività o lasciare l’idea per un altro momento.
Il gioco: “Il saluto che cambia”
1. Il bambino propone
Chiedi a tuo figlio di inventare un saluto con una parte del corpo. Potrebbe muovere le dita, fare un piccolo cenno con il capo o aprire le braccia. Aspetta che trovi la propria idea, poi domanda: «Posso provare anch’io?».
Segui il gesto in una forma comoda per te. Se non ti è chiaro, puoi chiedere di mostrarlo ancora. Il bambino potrà ripeterlo oppure scegliere qualcosa di diverso: non deve assumere il ruolo di chi corregge una prestazione.
2. L’adulto risponde
Ora proponi un tuo saluto, altrettanto semplice. Puoi chiedere: «Preferisci provare questo o tenere il tuo?». Il bambino può seguirti, guardare o rispondere con la propria versione.
Per esempio, lui muove le dita e tu rispondi aprendo una mano. Potete guardarvi e ripetere ciascuno il proprio gesto, oppure scegliere un saluto da fare insieme. Anche due movimenti diversi possono stare nello stesso gioco.
3. Scegliete un cambiamento
Se avete ancora voglia, cambiate una sola cosa: il saluto diventa più piccolo, si sposta dalle mani alle braccia oppure passa da un partecipante all’altro. Lascia che sia anche il bambino a proporre quale cambiamento esplorare.
Puoi domandare: «Che cosa scegliamo questa volta?». Se risponde “lo stesso”, ripetere è una possibilità. Se propone un movimento scomodo per uno dei due, cercate insieme una forma diversa, senza spingere o sistemare il corpo dell’altro.
4. Decidete il finale
Quando uno dei due desidera fermarsi, usate il segnale concordato. Potete chiudere con il saluto preferito o semplicemente dirvi che il gioco è finito. Non serve completare tutti i passaggi se l’interesse si è già spostato altrove.
L’adulto può seguire, proporre e ascoltare
Questo scambio lascia al bambino la possibilità di dare un’idea e vedere come l’adulto la raccoglie. Puoi partecipare con curiosità, senza cercare a ogni turno un gesto più difficile. Se tuo figlio ripete sempre il medesimo saluto, puoi seguirlo oppure chiedergli se desidera una tua proposta.
Una frase descrittiva può aiutare la conversazione: «Hai scelto un saluto piccolissimo», «Io ho preferito muovere tutto il braccio». Evita di trasformarla subito in una valutazione di chi ha fatto meglio. Qui il movimento è qualcosa da condividere, con spazio per due preferenze.
Se ci sono fratelli o sorelle, concordate come offrire un turno a ciascuno, mantenendo la possibilità di osservare o fermarsi. Con età ed esigenze diverse, potete scegliere un gesto accessibile a tutti oppure giocare in coppie in momenti differenti.
Se il bambino guarda o cambia subito gioco
Puoi fare tu un saluto e lasciare aperta la proposta: «Se vuoi, puoi rispondermi». Poi aspetta, senza moltiplicare le richieste. Anche raccontare a parole un’idea può essere un modo per entrare nello scambio.
Se l’attenzione va altrove, segui il confronto su ciò che desiderate fare. Questo esempio è un’occasione di gioco familiare, non un compito da recuperare. Non occorre inserirlo ogni giorno o chiedere al bambino di dimostrare che cosa ha imparato.
Che cosa possiamo osservare insieme?
Dopo il gioco puoi chiedere: «Quale saluto vorresti tenere per un’altra volta?» oppure «Preferisci inventare tu o ricevere una proposta?». La risposta può cambiare da un incontro all’altro. Puoi raccontare anche la tua scelta e lasciare che la conversazione resti breve.
Queste domande aiutano a conoscere le preferenze espresse in quel momento. Non consentono di misurare lo sviluppo, la qualità del legame o la capacità di attenzione del bambino.
Una risorsa dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicata nel contesto dell’emergenza Covid e oggi archiviata, raccoglie proposte di movimento in famiglia. La usiamo come riferimento di contesto; non dimostra l’efficacia di questo gioco o dello yoga. ISS EpiCentro: attività fisica e gioco con i bambini.
Dal gioco a casa alla curiosità per Yoga Bimbi
Se tuo figlio è incuriosito da un’attività di movimento in gruppo, puoi raccontare l’esperienza a Maurizia Scaletti, insegnante di Yoga Bimbi al Centro Yoga Planet. Chiedile come presenta i giochi, come accoglie le proposte dei bambini e come organizza il primo incontro.
Il gruppo attivo Yoga Bimbi accoglie i 3–7 anni nella Sala Luna di Maggio, Viale Venezia 41, Pergine Valsugana. Il genitore può restare in sala oppure andare, concordando l’accompagnamento. La permanenza dell’adulto non implica una lezione yoga in coppia: per conoscere la proposta effettiva e le possibilità di partecipazione, parlane con Maurizia.
Il gioco descritto in questa pagina è una proposta per casa e non richiede l’iscrizione al corso. Può semplicemente offrire un punto di partenza per fare domande su ciò che interessa al bambino.
Approfondimenti: bambini dai 3 ai 6 anni
Gioco, storie e primo incontro. Letture per i 3–6 anni; il gruppo Yoga Bimbi attivo accoglie i 3–7 anni.


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