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Origini dello Yoga

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Le origini dello Yoga

Le origini dello Yoga risalgono a ben 5000 anni fa, forse più. I più antichi reperti storici vennero trovati nel 1927-1931 negli scavi archeologici di Mohenjo-Daro e Harappa.

Valle dell'Indo

Queste città fiorirono nel periodo compreso tra il 3300 a.C. e il 1600 a.C. e sono tra le più importanti città fortificate della civiltà della valle dell’Indo anche se i primi stanziamenti di coltivatori nella zona risalgono alla metà del settimo millennio a.C..

ricostruzione di Harappa
ricostruzione artistica di Harappa

Degno di nota è che ad Harappa tra il 2600 e il 1900 a.C. venne introdotto uno dei più antichi metodi di scrittura. A seguito di alcuni cambiamenti climatici e le condizioni di coltivazione rese più difficili da continui allagamenti Harappa venne definitivamente abbandonata nel 1600 a.C e la popolazione, dispersa ai piedi dell’Himalaya, abbandonò l’uso della scrittura con un conseguente impoverimento culturale.

Mohenjo-Daro, cittadina analoga di circa 40.000 abitanti era piuttosto ricca, aveva scambi con la mesopotamia, e nella parte centrale poteva vantare opere di edilizia molto innovative per l’epoca: bagni pubblici, sale per conferenze, pozzi, rudimentali fognature e gestione delle acque sporche, alcune case addirittura con fornaci sotterranee per riscaldare l’acqua.

statuette harappa

I reperti trovati per quanto riguardano lo Yoga sono alcune statuette di argilla che mostrano alcune posizioni che venivano praticate ai tempi.

statuetta yoga

La religione dell’epoca

La religione dell’epoca di stampo dravidico basava il suo culto sulla Dea Madre, identificandola con la fecondità e con la forza della natura, sul culto di Shiva, sugli alberi sacri, simboli fallici, vacche e cobra sacri. A questo periodo risalgono alcune rappresentazioni del dio Shiva in posizioni yogiche per potenziare e sublimare le energie sessuali.

Shiva

Le invasioni degli Arii

A seguito delle invasioni degli Arii (1500 a.C) le popolazioni della civiltà dell’Indo, già in difficoltà per le condizioni sempre più difficili di agricoltura, vennero disperse. Gli Arii, uccidendo e costringendo i superstiti alla fuga verso le regioni centro-meridionali dell’India, dove ancor oggi troviamo discendenti come la popolazione dei Tamil, si insediarono nella zona che divenne nuovamente fiorente.

invasioni degli Arii

I sopravvissuti, sfavoriti dalle forti differenze somatiche, furono relegati in fondo alla piramide sociale indiana, costituendo i Parya, o fuori-casta, ma portarono con sè usi, costumi, aspetti religiosi e anche lo yoga.

articolo

Far risalire le origini dello Yoga alla popolazione Dravidica ad alcuni dà fastidio perché verrebbe riconosciuta alla classe dei Parya un’importantissima eredità. Tuttavia ci sono studiosi indiani che con coraggio riconoscono alle popolazioni di lingua Tamil derivanti dai Dravidi questo merito.

Dravidi e Arii
sopra: tratti Dravidici, sotto tratti degli Arii

 

Il culto di Shiva

Shiva, nelle sue originarie caratteristiche sessuali, risale alla divinità dravidica e viene affiancato a Shakti, la Madre Terra.

Il tantrismo e l’Hatha Yoga che ne deriva, non sono figli dell’India ariana bensì della più antica civiltà dell’Indo. La stessa espressione Hatha Yoga dimostra l’origine non ariana: Ha “Sole” Tha “Luna”  sono termini decisamente differenti da quelli sanscriti Surya e Chandra.

Shiva Shakti
Shiva e Shakti, i due aspetti del Divino

Presso la religione induista, il Liṅga consisteva in un oggetto dalla forma ovale, simbolo fallico considerato una forma di Śiva. In termini metafisici, rappresenta la forma dell’Assoluto trascendente senza principio né fine, oppure la forma del relativo formale che si fonde con l’Assoluto senza forma, o Brahman.

Shiva Lingam Ioni Shakti
Shiva Lingam Ioni Shakti

 

Gli dei induisti

Mano a mano che la civiltà degli Arii cresce florida ecco nascere la grande eredità Vedica. Le energie di Shiva e Shakti si rivedono nelle tre divinità più importanti del culto Induista: Brahman, il creatore, Vishnu, colui che mantiene il creato, e Shiva, colui che lo distrugge e grazie al quale il nuovo può manifestarsi.

La controparte femminile di questi tre dei è Saraswati per Brahman, Lakshimi per Vishnu e Parvati per Shiva.

Saraswati

Lei rappresenta la parola, l’eloquenza, la sete di sapere, la conoscenza intellettuale, mentre come retaggio ed evoluzione della sua antica connessione con il fiume simboleggia anche l’acqua e, per estensione, la pulizia e la guarigione. Chiara, luminosa, associata a immagini come il cigno, il loto bianco e il colore bianco in genere, è però talmente virtuosa e spirituale che sessualità ed eros sembrano non appartenerle. Al punto che anche il suo rapporto con il dio Brahma è ambiguo: ne è sia figlia sia moglie. Ma non c’è niente di incestuoso, piuttosto la leggenda di una dea creata appositamente dal proprio sposo con una missione, quella di promuovere e proteggere la conoscenza. 

Lakshmi

Siede serena su un grande e roseo fiore di loto, simbolo di purezza e spiritualità, la “dea madre” Lakshmi, consorte di Vishnu e madre di Kama, il dio dell’amore. Dotata di carnagione dorata, dolcissima femminilità e classica bellezza, ha quattro braccia e le sue mani sono ornate di gioielli: con una offre benedizioni, un’altra invece lascia sgorgare da una coppa monete d’oro e altri simboli di prosperità e abbondanza. Le altre due, infine, sorreggono ciascuna un altro fiore di loto. Spesso accanto a lei compaiono corsi d’acqua placida o elefanti, entrambi manifestazioni di impegno costante e di realizzazione materiale e spirituale. Considerata anche dea della ricchezza, è presente in forma di immagine o statuetta in moltissime case induiste. Dolcezza, protezione e maternità sono le sue caratteristiche, e nella tradizione la donna sposata dovrebbe ispirarsi a lei, serenamente intenta a dare sostegno, così come il marito dovrebbe cercare nella moglie un’idea di Lakshmi. Ed ecco allora che nell’iconografia abbondano anche le immagini di felicità coniugale di Lakshmi e Vishnu, spesso raffigurati insieme mentre sono affiancati, legati, abbracciati, con lei appoggiata sulle ginocchia di lui oppure intenta a massaggiargli i piedi.

Parvati

In un intreccio che sembra ricordare “Rebecca la prima moglie” di Hitchcock, la leggenda narra che la prima moglie di Shiva, Sati, diede fine alla sua vita immolandosi, spinta dalla vergogna e dall’indignazione dopo che suo padre aveva offeso il genero non invitandolo a una cerimonia, e che da allora il neo-sposo e subito vedovo Shiva, consumato dal dolore, si rifugiò nell’Himalaya per vivere da asceta, meditando e rifiutando la vita terrena. Ma la rinuncia all’amore non era destinata a durare: ecco ripresentarsi Sati reincarnata sotto forma di una nuova donna-dea, Parvati, figlia della personificazione della montagna e di una ninfa. La saggia e bella Parvati, le cui grazie estetiche non sembrano destare alcun interesse nel suo amato Shiva, capisce che deve ammaliarlo giocando nel suo stesso territorio e anche lei si rifugia da asceta nella montagna, finché l’oggetto del suo amore, conquistato da tanta spiritualità, non si decide a prenderla in moglie. Esiste anche un’altra versione della leggenda, più affine alle occidentali storie di Cupido: secondo il romanzo epico Kumurasambhavam, il dio dell’amore Kama decise di aiutare Parvati scoccando una freccia in direzione del dio che meditava, per colpire la sua attenzione. Distratto dalla meditazione, Shiva aprì il terzo occhio con cui però incenerì all’istante il povero Kama, privando così anche il mondo della forza del desiderio sessuale. Ma con l’intercessione di Parvati, nel frattempo divenuta la nuova moglie di Shiva, ecco resuscitare Kama. L’iconografia tradizionale mostra due sole braccia per la bella e gentile Parvati, con il sinistro leggiadramente sollevato e il destro che tiene in mano un fiore di loto. Detta anche “figlia della montagna”, è madre di Ganesh e Skanda e anche lei rappresenta un idea le femminile di delicatezza e benevolenza.

Il sistema delle Caste

Il sistema a caste aveva all’epoca anche la sua ragion d’essere, partendo dal Re che era illuminato, le caste più vicine erano quelle che più assomigliavano al Re in termini di conoscenza e visione, dall’alto al basso le caste non avevano la stessa levatura interiore e avevano compiti diversi.

Ad esempio lo Yoga era solo per le caste più elevante e che divenivano a loro volta manifestazioni di ciò che avevano realizzato.

caste indiane

Le caste erano quindi come le diverse parti di un corpo umano, ognuna con ruoli diversi seppur tutte necessarie affinché il corpo possa vivere. In questo modo si generava anche un movimento verso l’alto, infatti le caste minori erano spronate ad elevarsi interiormente per poter passare alle caste più alte.

Logico che se il Re non è illuminato e le persone invece di essere messe nelle varie caste in base alla levatura interiore sono messe a caso il sistema non regge. Tuttavia le caste sono perdurate fino ad oggi anche se non rispecchiano più la logica originale.

I Veda

veda

la rivelazione (Sruti) dei veda comincia nel quindicesimo secolo a.C.

Si ricorda che fino al primo secolo dopo Cristo la trasmissione dell’insegnamento avveniva oralmente in lingua Sanscrita, lingua conosciuta solo alle caste indiane più elevate.

I Veda sono divisi in raccolte, chiamate Samitha (Samitha=Insieme), e sono inni, formule magiche di magia bianca e nera, preghiere, mantra…

Fu rivelato ai Brahmani – sacerdoti del tempo e poi aperto come sapere anche agli kshatryia – guerrieri e anche ai Vaishya – commercianti. Non venne comunque mai rivelato alla casta dei Sudra.

Le diverse Samitha sono:

1.RG – Veda

2.Sama – Veda

3.Yajur – Veda

  • Che insieme fanno la triplice scienza sacerdotale. L’ultima Samitha sono le Atharva Veda che è un repertorio di incantesimi di magia bianca e nera.
  • L’ultima parte dei veda sono i Vedanga, ossia i Brhamana, Aranyaka e le Upanishad (Vedanta).

linea temporale induismo

 

Brahmana e Aranyaka

Il popolo degli Ari (da Arya = nobile) arrivato in india a seguito di migrazioni che partirono dal nord est europeo tramandò lo yoga alle popolazioni locali.

In europa vi era la glaciazione e quindi questo popolo migrò in paesi più caldi e miti per poter sopravvivere, logicamente dove c’è caldo c’è anche vegetazione e cibo.

I Brahmana e Araniaka (detti anche Vedanga) sono i canti delle foreste, canti fatti dai Rishi che si spostarono appunto nelle foreste.

Upanishad

Le Upanishad (che vuol dire “seduti ai piedi del maestro” e che sarebbero i Vedanta, ossia gli insegnamenti pratici dei Veda) sono scritti posteriori e risalenti tra l’ottavo e il terzo secolo avanti Cristo e si dividono in antiche e medie Upanisad in base al periodo in cui vennero scritte.

Filosofia dei sistemi Darsana

 Nei darsana (Drs=vedere, Darsana=visioni) invece abbiamo i sistemi per mettere in pratica le rivelazioni dei Veda e liberarsi dal Samsara

E’ il metodo scritto per realizzare quanto scritto nei Veda (Veda, Vedanga e Vedanta) e comprendono nello specifico 6 sistemi ordodossi, ossia Samkhya, Yoga, Nyaya, Vaiesika, Mimansa e Vedanta e tre sistemi eterodossi, ossia che contrappongono una visione che non ammette l’esistenza dell’Atman (Atman = Dio) e sono il Buddismo, il Jainismo e le scuole materialiste.darsana

E’ durante lo sviluppo dei darsana che la società dell’epoca, avendo scambi commerciali con l’europa, contagia probabilmente alcune scuole filosofiche Greche da cui si spiegherebbero alcune loro somiglianze con quelle indiane.

Gli Yoga Sutra scritti da Patanjali si innestano quindi nella filosofia dei sistemi Darsana e può essere considerato il sistema pratico per realizzare quanto affermato dal Samkhya sebbene vi siano alcune sfumature che ne differenziano il contenuto.

 

 

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