I giochi sulle emozioni per bambini dai 3 ai 6 anni possono offrire occasioni per scegliere una parola, inventare un gesto e raccontare un punto di vista. L’adulto accompagna con domande aperte e lascia spazio anche a chi preferisce osservare. Qui trovi due proposte da conoscere insieme, senza una risposta emotiva da indovinare.
Un personaggio immaginario può aiutare a cominciare: il bambino può parlare di lui senza dover raccontare subito qualcosa di personale. Le idee che seguono sono esempi educativi; le attività effettive di un corso si conoscono parlando con l’insegnante.


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Prima del gioco: una domanda alla volta
Scegli un momento in cui il bambino sia disponibile a giocare. Preparate uno spazio comodo, un foglio e colori adatti all’età, se desiderate usarli. Puoi partire chiedendo: «Ti va di inventare insieme un personaggio?».
Aspetta la risposta prima di aggiungere altre richieste. Il bambino può scegliere un nome, disegnare un dettaglio o chiedere che sia tu a iniziare. Se preferisce fare altro, potete lasciare la proposta per un’altra occasione.
Quando racconta qualcosa, prova a riprendere le sue parole: «Hai detto che è curioso», «Vuoi chiamare questa sensazione in un altro modo?». Il gioco lascia spazio al suo significato, senza chiedere di scegliere da un elenco chiuso.
Primo gioco: un personaggio, due possibilità
Inventate un personaggio che ha appena costruito qualcosa e vorrebbe mostrarlo a un’amica. Può essere un bambino, un animale o una figura di fantasia. Non occorre sviluppare una lunga storia: bastano questa situazione e la curiosità di conoscerne una possibile risposta.
Chiedi: «Come potrebbe sentirsi?». Il bambino può scegliere una parola, indicare un’espressione disegnata da voi o raccontare un’idea. Se propone “contento”, puoi raccoglierla: «Per te è contento perché vuole far vedere ciò che ha costruito».
Se c’è interesse, aggiungi: «Potrebbe esserci anche un’altra possibilità?». Il personaggio potrebbe essere incerto su come presentarsi, sorpreso dal risultato o impaziente di trovare l’amica. Sono possibilità, non soluzioni da suggerire finché arriva quella desiderata dall’adulto.
Potete disegnare due versioni del personaggio o conservare soltanto quella scelta dal bambino. Il punto è poter raccontare una possibilità e ascoltarne un’altra. Non serve stabilire quale emozione sia la più adatta alla situazione.
Secondo gioco: una parola incontra un gesto
Scegliete una delle parole emerse nel gioco, oppure un’altra che il bambino desidera esplorare. Puoi chiedere: «Se questa parola avesse un piccolo gesto, come sarebbe?».
Il gesto può coinvolgere soltanto le mani o le braccia e restare molto semplice. Lascia che il bambino scelga se mostrarlo, descriverlo o disegnarlo. Puoi partecipare inventando una tua versione, senza chiedere che le due forme coincidano.
Per esempio, alla stessa parola uno di voi può associare una mano aperta e l’altro un movimento delle dita. Puoi dire: «Abbiamo scelto gesti diversi. Vuoi raccontarmi qualcosa del tuo?». Anche «No» è una risposta da accogliere.
Se vuoi proporre un cambiamento, chiedi prima: «Lo lasciamo così o vuoi modificarlo?». Il bambino può tenere il proprio gesto, provarne un altro o concludere. Le emozioni nominate restano occasioni di espressione, senza dover trasformare ogni gesto in una posizione yoga.
Il corpo racconta qualcosa, ma il significato si chiede
Durante il gioco potresti osservare mani chiuse, braccia aperte o uno sguardo rivolto altrove. Parti da ciò che vedi e dalle parole del bambino, evitando di attribuire automaticamente un’emozione a quella forma: «Hai chiuso le mani; vuoi dirmi che cosa rappresentano?».
Lo stesso gesto può avere significati diversi nel racconto di persone diverse. Per questo non usiamo questi esempi per interpretare un disegno, riconoscere un problema o valutare come dovrebbe sentirsi un bambino.
Anche il contatto può essere chiesto: «Ti va che mi sieda vicino?». Un abbraccio, una distanza maggiore o un momento tranquillo non vanno assegnati dall’adulto sulla base del nome di un’emozione.
Se emerge un’emozione vissuta davvero
Il bambino potrebbe passare dal personaggio a qualcosa che gli è successo. Puoi interrompere le domande del gioco e ascoltare quello che desidera raccontare. Non occorre farlo tornare subito all’attività o chiedergli una conclusione positiva.
Accogliere ciò che prova si accompagna a confini chiari per le azioni: puoi ascoltare la rabbia e insieme fermare un gesto che rischia di fare male a qualcuno. Il gioco non deve diventare una richiesta di smettere di piangere, sorridere o mostrarsi tranquillo.
Una risorsa di UNICEF Italia, pubblicata nel contesto del Coronavirus, propone attività sull’espressione delle emozioni e ricorda che persone diverse possono reagire in modi diversi. È un riferimento educativo, non una prova dell’efficacia dei nostri esempi. UNICEF Italia: proposte ai genitori sulle emozioni.
Che cosa possiamo dire della ricerca sullo yoga?
Una ricerca su 154 bambini fra prescuola e ingresso a scuola ha studiato otto settimane di yoga con intervento differito e confronti ripetuti, rilevando risultati favorevoli su alcune misure di autoregolazione. Non dimostra gli stessi esiti nei giochi qui proposti o nel corso locale. Rashedi e colleghi, 2021.
Le ricerche aiutano a formulare domande sulle proposte educative. Per una famiglia resta utile conoscere chi conduce, come vengono accolte le risposte e quali possibilità sono offerte ai bambini. Yoga Bimbi non è un servizio di sostegno psicologico o psicoterapia.
Conoscere Yoga Bimbi a Pergine
Al Centro Yoga Planet, Maurizia Scaletti conduce il gruppo attivo Yoga Bimbi per i 3–7 anni, nella Sala Luna di Maggio, Viale Venezia 41, Pergine Valsugana. Puoi chiederle come usa parole, gioco e movimento e come accoglie chi preferisce osservare.
I due esempi di questa pagina sono proposte editoriali e non vengono attribuiti a lezioni già svolte da Maurizia. Per conoscere le attività reali, gli orari aggiornati e le modalità del primo incontro, consulta la pagina corso e contatta l’insegnante. Il genitore può restare in sala oppure andare, concordando prima l’accompagnamento.
Per un bambino fra i 7 e i 10 anni, puoi leggere emozioni nel corpo: ascoltare le sensazioni e trovare parole. La guida distingue il racconto del bambino dalle interpretazioni dell’adulto, con un taglio dedicato a quella fascia.
Approfondimenti: bambini dai 3 ai 6 anni
Gioco, storie e primo incontro. Letture per i 3–6 anni; il gruppo Yoga Bimbi attivo accoglie i 3–7 anni.


Storie da vivere con il corpo
Il sentiero dei tre saluti: un racconto originale per immaginare e muoversi.


Equilibrio e coordinazione
Appoggi e cambi di posizione come occasioni di scoperta attraverso il gioco.







