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10 hours ago

Arjavam Yoga Trento

La verità è una unica soltanto.
Eppure spesso sono due.
Talvolta anche tre.
Ironicamente quattro, grottescamente cinque.
E' tragico quando ne vedi sei, ognuna vera, ognuna opposta alle altre, eppure tutte esistenti, allo stesso tempo vere, vere fino in fondo ma al contempo si smentiscono reciprocamente perché in antitesi.
Dov'è finita la logica?
Se è vera una cosa il suo contrario non può che essere falso, giusto? Eppure potrebbe non essere così. La Verità è molto più complessa di così, e quando provi ad esprimerla a parole ti verrà da ridere realizzare che si contraddice da sola.
Buona lettura.

“Lo Yoga senza sforzo e autodisciplina non è Yoga. Costanza e dedizione. In questo modo si plasma il corpo per riuscire ad entrare nelle posizioni anche più avanzate, con tutti gli allineamenti corretti, e sentire l’energia scorrere attraverso la geometria perfetta così creata. Se la posizione non è perfetta l’energia non scorre come deve. Ogni mattina alle 5 il mio appuntamento con la Pratica, che deve essere soprattutto fisica, per affrontare lo sforzo, andare oltre i propri limiti, così facendo si autodisciplina la mente e si rompono le autoconvinzioni mentali della personalità che lentamente si sgretola. Chi affronta lo yoga senza una disciplina ferrea non andrà mai da nessuna parte.”

“Occorre affrontare la Pratica con piacere. Mai sforzarsi di Praticare. Sforzarsi di Praticare è violenza e la violenza su sé stessi non ha mai portato da nessuna parte se non a farsi del male. Possono passare anche settimane in cui non si pratica, perché l’importante non è quanto si pratica, o la pratica in sé stessa, ma rispettarsi, rispettare il proprio corpo e tutta la vita che ci circonda. Violentare la propria anima con pratiche troppo intense genera del karma che dovremo poi smaltire. L’importante è rendere invece la vita stessa una Pratica. Ogni gesto, ogni azione. Generando Dharma invece che Karma. Se non porti la Pratica fuori dal tappetino lo yoga rimane solo esercizio fisico.”

“Faccio yoga 5 ore al giorno. Chi seguiva la via Hatha praticava anche di più in origine. 8-10 ore al giorno, tutti i giorni, anche più. 5 ore è un buon compromesso nella vita di oggi per come è strutturata in occidente. Chi non pratica almeno 5 ore al giorno non conosce il vero yoga, descritto nell’Hatha Yoga Pradipika, si riempie solo la bocca di parole, parlando di cose che non ha vissuto sulla sua pelle, perché lo Yoga va esperito, è una scienza Pratica, un metodo ben preciso, e come di suol dire, serve tempo affinché l’acqua sia portata al bollore. Shiva e Shakti non si muovono se non c’è un serio lavoro, la Kundalini non sale se non si raggiunge il punto di rottura, se non c’è dedizione e costanza. Mi dispiace per coloro che lo affrontano da tiepidi, senza dedicarci tutti sé stessi perché non arriveranno mai da nessuna parte.”

“A me dispiace invece per coloro che affrontano lo Yoga incentrandolo sulle asana e sulle energie, su Shiva e Shakti, essendo in origine lo Yoga una disciplina meditativa è evidente che questi non hanno capito nulla. Hanno completamente travisato il senso di questo percorso. Anche se non sei elastico, e non riesci nemmeno a toccarti il piede, questo non vuol dire niente. Io ad esempio non ci riesco. Ma non mi importa, perché lo yoga è ciò che non si vede, è mentale, e viene praticato prevalentemente seduti, a gambe incrociate. E’ questo lavoro interno che amo. Tutto il lavoro sul corpo serve per imparare a stare seduti e affrontare la pratica meditativa. Mi dispiace per chi si dedica alla parte fisica ma si accorgeranno un giorno che dovranno tornare indietro e ricominciare il percorso.”

“Trovo che non è importante quante ore al giorno si pratica, quante ore si sta in meditazione o nelle asana. Questo è solo un aspetto secondario dello yoga. Yoga è l’applicazione pratica alla vita di tutti i giorni di una crescita spirituale. Sentire la connessione dentro, e sentirsi scorrere con la vita, nella vita, per la vita. Stare nelle relazioni, con le persone, aiutarle. Saper sacrificare la propria pratica personale per dedicarsi invece agli altri. Inutile fare come coloro che si dedicano anima e corpo e trattano gli altri con superiorità, oppure se vengono disturbati mentre praticano ti rispondono male. Quello non è Yoga, è ottusità mentale controproducente che esalta l’Ego invece di smantellarlo. Lo Yoga è amore, amore per Dio, donarsi a lui interamente, arrendersi all’Amato. Praticare senza lo spirito bhakti, non portare questo spirito nel quotidiano, è solo stretching, lo puoi fare quante ore al giorno che vuoi ma in fondo è solo ginnastica.”

“Trovo che praticare lo Yoga senza entrare in un ascolto profondo di sé stessi non sia vero Yoga. Rendere lo Yoga una meditazione in movimento è ciò che lo rende vero Yoga. Affrontare la meditazione senza le asana, come dice Patanjali, è come costruire una casa senza fondamenta. Si parte da Yama e Nyama e poi Asana. E’ logico che finché si è concentrati sul corpo e basta, anche facendo le posizioni più avanzate, non si ottiene nulla. Occorre una pratica dolce e tutta incentrata sull’ascolto. Così facendo, partendo dal corpo, accettando e lavorando col corpo e nel corpo si lavora di riflesso l’anima, che impara la sensibilità e l’attenzione divenendo via via sempre più consapevole. Consapevoli della propria mente, dei propri pensieri, dell’infinito spazio sottostante ai movimenti mentali. Questa è la strada che ho percorso e che può portare alla realizzazione. Tutte le altre concezioni dello Yoga sono fuorvianti.”

“Ciò che si conosce dello Yoga sono tutte cazzate e nessuna porta alla libertà. Sono solo gabbie mentali in cui rinchiudersi. Vuoi sapere cos’è lo yoga? Comincia a chiederti perché ti interessa la risposta. Comincia a chiederti a CHI interessa la risposta. Chi sei? Questa è la domanda. La ricerca vera e profonda di chi siamo, oltre la nostra persona, oltre il nostro personaggio che fa o non fa yoga, che ha o non ha le siddhi, che sa fare questo o quello. Tutto quello che puoi ottenere non è reale, perché sarebbe solo una conquista dell’Ego, e l’Ego non è reale. Cerca quello che è reale, assoluto. Cerca solo quello, concentrati lì con tutte le tue forze. Mi dispiace per coloro che si sforzano tanto con ore e ore al giorno di Yoga fisico o meditativo ma il cammino che porta lontano non è quello e soprattutto non è utile perché oltre a non essere applicabile alle difficoltà di tutti i giorni non supera e trascende l’ostacolo dell’Ego.”
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I.: Ho delle precise ambizioni spirituali. Non devo adoprarmi per realizzarle?
M.: Nessuna ambizione è spirituale. Tutte le ambizioni sono a vantaggio dell'"io sono". Se vuoi davvero progredire, devi abbandonare ogni idea di realizzazione personale. Le ambizioni dei cosiddetti yoghi sono un controsenso. Il desiderio di un uomo per una donna è pura innocenza paragonato alla brama di una eterna beatitudine personale. La mente è una truffatrice. Più sembra devota, peggiore è il tradimento.

liberamente tratto da "Io sono Quello" di Nisargadatta
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La noia è la porta della meditazione.
Vi ricordate quando eravate bambini?
E che ogni tanto vi sentivate annoiati?
Da quanto tempo è che non vi sentite annoiati?
Che riempite ogni momento, ogni spazio con qualcosa?
La noia è il colore emotivo che abbiamo dato a quella sensazione di non aver nulla da fare, nulla da pensare. E’ il colore indesiderato di un momento in cui ci stufiamo, perché siamo fermi.
Eppure, è anche quel colore del mondo che si apre dentro di noi, quando non avendo nulla da fare stiamo semplicemente con noi stessi e con le nostre percezioni sensoriali.
Puoi guardare un tramonto e incantarti.
O puoi guardare un tramonto nella noia, perché non vedi nulla da fare, o perché forse non hai ancora imparato a cogliere la bellezza di un semplice stare riscoprendo la magia di ciò che ti circonda, anche se magari ai tuoi occhi sembra banale.
Ma non serve un tramonto.
Siediti su una panchina oggi in città, o dove vuoi tu. Siediti in cucina o in macchina senza accendere il motore. E prova ad annoiarti qualche istante. Ricerca la noia, perché si manifesta solo nella Presenza. Se non sei presente a te stesso, e sei nei tuoi pensieri, la noia non arriverà a bussare alla tua porta.
E quando arriva la noia, stacci un pochino, guardati dentro con curiosità. Cerca di capire cosa c’è con la noia, e non cosa c’è da fare, ma semplicemente cosa è presente assieme alla noia.
Scopri allora l’incanto che si nasconde subito sotto, scopri il silenzio che sta sotto i suoni, scopri l’universo che si apre dentro di te, come uno spazio immenso, come l’infinito, un infinito che esiste nel momento in cui ne prendi atto, un unico punto all’interno che si espande e che può contenere tutto il firmamento, un cielo stellato che è dentro di te ma contemporaneamente è ovunque e ci puoi accedere attraverso quella porta, la porta del rendersene conto, subito dietro quella della noia.
Se ti siedi a gambe incrociate oggi, non cercare la tecnica.
Cerca la noia.
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Piccola (grande in realtà) provocazione:

siete/siamo capaci di continuare a praticare yoga ma togliere da Facebook e Instagram ogni foto di profilo che vi/ci ritrae in qualche posizione yoga strafiga o anche le più banali?

Riuscite/riusciamo a non dire per forza al mondo che "pratichiamo yoga"?

È possibile farlo senza dire a tutti ma proprio tutti che "meditiamo"?

È possibile seguire questo cammino yogico senza sbandierare al mondo che lo stiamo percorrendo?

in assoluto "silenzio stampa"?

Senza dover convincere tutti i nostri amici a provare yoga "assolutamente che è una-cosa-strafika-che-ti-cambia-la-vita-non-sai-quanto-non-sai-come-l'ha-cambiata-a-me"?

E se è tanto difficile farlo...possiamo cominciare a chiederci perché e risponderci con sincerità?

Fatevi queste domande con cautela.
Potreste arrabbiarvi parecchio.
Auguri a tutti.
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